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CAPESTRANO

 

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Luoghi del Rinvenimento

Un vasto territorio un tempo abitato dai Vestini, una delle più antiche popolazioni dell' Italia centrale

 

Gli scavi diretti dall’archeologo Moretti, iniziati in pieno inverno, furono purtroppo limitati ad un’area piuttosto ristretta (una trentina di metri appena intorno al luogo del ritrova­mento) sia per le avverse condizioni atmosferiche sia per la scarsità dei mezzi a disposizione. Gli scavi vennero eseguiti senza uno specifico piano e all’insegna di una certa improvvisazione. Manca tra l’altro il giornale descrittivo dei lavori effettuati e dei rinvenimenti operati. L’introspezione di un’area più vasta e una maggiore programmazione dell’intervento, auspicate del resto dallo stesso Moretti, avrebbero quasi certamente consentito il rinvenimento di altri reperti e, forse, una più esatta configurabilità del Guerriero di Capestrano nel contesto storico e culturale di quel vasto territorio un tempo abitato dai Vestini, una delle più antiche popolazioni dell’Italia centrale

 

 

CAPESTRANO

 

 

CHIETI, SEDE DEL MUSEO ARCHEOLOGICO NAZIONALE D' ABRUZZO

 

In quel giorno dell’ormai lontano settembre 1934 Michele Castagna stava lavorando a vigna un suo terreno sito non lontano da Capestrano e dalle sorgenti del Tirino, quasi al confine dell’omonima autostrada che solca la valle e s’inoltra tra le montagne dell’Appennino. Il contadino mai avrebbe immaginato che di lì a poco si sarebbe reso protagonista, con il suo bidente luccicante al sole settembrino, di un ritrovamento archeologico tra i più importanti nella storia delle genti italiche e tra i più misteriosi. Mentre procedeva nel suo faticoso e rituale lavoro qualcosa di duro si era frapposto al ferro del bidente! Pensò trattarsi di una grossa pietra, ma dopo averle fatto vuoto intorno si accorse che aveva forme umane. Proseguì nel suo lavoro e, a poca distanza dal primo ritrovamento, di nuovo il bidente si scontrò con qualcosa di duro che, portato alla luce, prese sembiante di un oggetto a forma circolare di grande dimensione sotto il quale appariva un’altra pietra anch’essa con forme umane (si saprà più tardi trattarsi di una statua di figura femminile). Velocemente si sparse la voce, nei casolari e nelle contrade tra Capestrano e Ofena, che nel campo di Michele era stato ritrovato “ nu mammocce ” di pietra. Per molti giorni i reperti restarono sotto le intemperie, così come il contadino li aveva lasciati. Il maresciallo dei Carabinieri attratto dalle voci che circolavano si recò sul posto e si rese conto che poteva trattarsi di un importante ritrovamento dell’antichità. Dapprima esposti nella piazza del paese,i reperti furono poi ricoverati nella casa del Castagna e venne informata la Soprintendenza all’Arte Medioevale dell’Aquila. Effettuato un primo sopralluogo, fu subito interessata la Soprintendenza alle Antichità di Roma che, capita all’istante l’im­portanza dei reperti, li fece trasportare al Museo Nazionale romano e avviò lavori di ricerca sui luoghi del rinvenimento........